Città di Borgosesia
Città di Borgosesia

Storia del Comune

Borgosesia, il centro più popoloso della Valsesia, è oggi conosciuta per le sue tradizioni di lavoro ed è entrata a far parte dei “100 Comuni della Piccola Grande Italia”

Borgosesia: provincia da Vercelli (VC)

Superficie: 40,58 Kmq

Altitudine: m 354 s.l.m.

Popolazione: 13.031 abitanti (data ultimo censimento ottobre 2011)

Distanze: Km 111 da Torino, Km 95 da Milano, Km 50 da Vercelli, Km 43 da Novara, Km 49 da Alagna Valsesia.

 

Borgosesia, il centro più popoloso della Valsesia, è oggi conosciuta per le sue tradizioni di lavoro ed è entrata a far parte dei “100 Comuni della Piccola Grande Italia” che più hanno contribuito allo sviluppo economico della provincia italiana. Borgosesia  può far crescere un'immagine ancor più equilibrata e omogenea dell'intera Valsesia.: accanto alla valorizzazione dell'eccezionale territorio alpino in alta valle, ai tesori artistici varallesi, si integrano le ancor poco conosciute risorse della bassa valle. I nuclei frazionali di Borgosesia, testimoni di un florido passato e gioielli di architettura urbana integrata nello splendido paesaggio boschivo e collinare; le antiche testimonianze preistoriche e protostoriche del Monte Fenera, oggi Parco Naturale di grande interesse; le marcate identità folkloristiche che conservano nel Museo del Folklore e che rivivono nell'attività del Gruppo Folkloristico, nelle tradizioni carnevalesche, nelle tradizioni del Carnevale, nell'esteso associazionismo; per non dire dell'identità industriale dei suoi stabilimenti e quartieri operai sorti dalla seconda metà dell'800.

Borgosesia vuole offrire oggi ai suoi residenti ma anche ai suoi ospiti, turisti, operatori economici ogni possibile opportunità di piacevole permanenza anche con le sue numerose occasioni di cultura (Istituto Storico, Biblioteca) e sport (il Centro sportivo “Milanaccio”, il Centro Polisportivo), di arte (Sacro Monte di S. Anna), di ricreazione (Parco Magni, Parco Naturale Monte Fenera, passeggiate nei sentieri collinari), spettacolo (Teatro Pro Loco).

CENNI STORICI 

SESO, BORGOFRANCO, BOROGOSESIA:

breve percorso nella storia della città.

Il Medioevo

Della città medioevale Borgosesia mantiene sicuramente il nome, data l'origine germanica di borgo (burg), indicativa di “centro rurale fortificato”-anche solo da un fossato-abitato dal popolo, contrapposto al locale castrum o castellum, dimora del signore e dei suoi rappresentanti. Nella zona nord del centro storico di Borgosesia, salendo dalla piazza parrocchiale lungo le attuali via Cairoli e piazza Garibaldi, in pochi passi percorriamo le tracce del Medioevo borgosesiano più antico. Dall'antichissima pieve del vico (villaggio) di Seso, definita dal vescovo Bescapé “matrice di tutta la valle” , c'inoltriamo nel rione Sassola e per vicoli laterali del nucleo abitato ancora detto borghetto sulla sinistra , e sulla destra tra blocchi/quartieri di edifici dipendenti dal castello dei conti di Biandrate, l'attuale ristrutturato Castellaccio.

Raccolti fra la pieve e il castello, gli ambienti di Seso vissero per secoli in un'area di antico insediamento (come testimoniano reperto romani rinvenuti specialmente lungo l'attuale via Nicolao Sottile) percorsa dal rio Pianezza oggi incanalato, circondata da campi e prati per le coltivazioni e i pascoli , tra le colline coperte di boschi o coltivate a terrazze. Il destino di Seso, e del successivo borgofranco, fu determinato dalla sua specifica posizione: dare accesso alla Valsesia superiore e sorvegliare i transiti e i guadi del fiume Sesia. Quando la pieve di Seso, testimoniata come tale fin dai secoli precedenti il Mille, con diritto di battesimo e di sepoltura, fu centro ecclesiastico di un ampio territorio in Valsesia, sino ai confini con la Valsessera e il Cusio, appartenente alla diocesi di Novara, la comunità era organizzata in una curtis (corte) con una propria amministrazione ed economia aperta pure a scambi di mercato, collegata ad un dominio feudale (la contea di Biandrate).

L'antica strada “biandrina” dalla pianura alla Valsesia si snodava lungo un percorso segnato di rocche e di castelli: Sillavengo, Carpignano, Breclema (nei pressi di Gemme), Romagnano, Grignasco; a nord di Grignasco il castello di Robiallo, sovrastante Bettole; Montrigone, con un suo borgo dipendente ; Vanzone (sul colle dell'attuale chiesetta di Santa Maria) con un borgo sottostante, e la rocca di Roccapietra sorvegliavano in sponda sinistra i passaggi di uomini e merci da e per la pianura, garantivano la sicurezza delle mandrie e greggi transumanti.

Ma vigilavano pure su importanti strade d'accesso alla valle, forniti di armi e di soldati per la difesa e l'offesa. In sponda destra il castello Agnona, con l'avancorpo della torre di Aranco, controllava lo sbocco della Valsessera (terra vercellese) e la strada da Gattinara a Serravalle (pure vercellesi).

Era un sistema difensivo capillare e coerente, al centro del quale su un'altura di Seso si ergeva il castello tradizionale di Biandrate.

Sino ai primi anni del 1300 la storia valsesiana è più la storia di Biandrate: quando l'ingresso in Valsesia fu spartito tra due gruppi rivali della medesima famiglia. Robiallo e Vanzone toccarono a Guido e Umberto, fedeli a Vercelli ed alla Chiesa; Montrigone e Rocca ai figli del conte Gozio, già residente al castello di Seso, che trasportarono la loro sede a Varallo. Pertanto il comune di Vercelli nel 1246-47 intervenne per difendersi da eventuali attacchi dei conti del comune di Novara.

Poco a valle dell'antico Seso costituì un borgofranco, opportunamente fortificato, con una propria amministrazione e particolari privilegi.

Il nucleo originario del nuovo borgo (Borgo di Sesio o Borgo Franco, o di Seso negli “statuti di Novara” e nelle carte valessiane” studiate dal Mor) è in parte identificabile  nella zona compresa tra l'attuale chiesa di S. Marta (ampliata sulla primitiva cappella) e la via Borgofranco, probabilmente inoltratesi verso la chiesa parrocchiale e congiunto a Seso fu solo un'addizione del già esistente borgo di castello, opportunatamente fortificato nel complesso. E' comunque storicamente accertato che i borghi franchi di Gattinara, Serravalle e Borgosesia furono istituiti dal comune di Vercelli, a monte della prima Rado il primo, e di Naula il secondo; a Seso la presenza del castello e di un borgo imposero un intervento solo aggiuntivo. Il nostro borgofranco, posteriore di pochi anni ai due citati, realizzava per Vercelli un collegamento tra l'ingresso in valle dalle appendici del Fenera all'Oltre il Sesia, verso quella sponda destra di dominio vercellese raggiungibile dal traghetto di S. Maria- S.Marta.

La funzione difensiva del Borgofranco di Seso ebbe breve durata: in pochi decenni la potenza di Biandrate e l'alleanza con Vercelli s'indebolirono e si vanificarono, sopraffatte dalla forza politica e militare del comune di Novara e delle nuove istituzioni comunali e comunitarie in valle. Quando,nel corso del 1300 i castelli e le rocche dei Biandrate furono abbattuti, il paesaggio storico valsesiano in parte cambiò ma il Borgo di Seso mantenne per secoli, pur cambiando nome, i luoghi reali e simbolici del suo Medioevo.

Da “Il Monte Rosa del 18-2-89

(Testo di Franca Tonella Regis)

La storia moderna:

Dal dominio dei Biandrate Borgosesia e la Valsesia passarono sotto l'autorità dei Duchi di Milano prima e degli spagnoli poi.

Dal 1707 entrò a far parte del territorio sabaudo, mantenendo pur sempre una certa autonomia, con propri statuti e privilegi fiscali date le scarse risorse della terra valsesiana.

Sarà Napoleone a sopprimere questi privilegi e ad imporre, con i nuovi confini di stato lungo la Sesia, la divisione politica del territorio tra le due sponde (la riva destra del Piemonte- Francia, la riva sinistra Lombardia- Italia).

Questa divisione fu subita negativamente dalla popolazione e, non casualmente, alla caduta di Napoleone il giubilo fu grandissimo.

Con la caduta di Napoleone ritornarono alcuni privilegi e, con i Savoia, sai ricompose la precedente unità territoriale. La Valsesia si integrò socialmente e politicamente nel contesto del Regno Sabaudoe dell'Italia unitaria.

La piazza di Borgosesia in una immagine storica

STRUTTURA ECONOMICA

Prevalentemente industriale con notevole espansione tessile e, più recentemente, nel meccanico, alimentare e nel legno. Attorno alla così soprannominata la “città della lana” per le varie filature insediate (anche di importanza nazionale), sono oggi cresciute importanti industrie di tessuti pregiati e tappeti, ma lo sviluppo industriale si è ulteriormente diversificato con l'insediamento di stabilimenti alimentari, mobilifici, cartiere, meccanici.

Questi ultimi, in particolare, hanno contribuito al consolidarsi di un fiorente artigianato di produzione  (pulitura di metalli, fonderie, serramenti, rubinetterie).

Nonostante la vocazione industriale, il clima piacevole la rende anche meta di un modesto turismo estivo extra-alberghiero sviluppato soprattutto nelle sue graziose frazioni collinari.

 Operai in uscita dalla Manifattura

CUCINA VALSESIANA

La cucina offerta ai turisti in Valsesia ha come base la cucina lombarda e piemontese.

Dopo un impasto caldo composto di salami, sanguinacci e pancetta per lo più di produzione dell'oste stesso, si possono gustare piatti a base di polenta. Con la polenta, in tempo di caccia, ottimo il camoscio in salmì.

In tempo di pesca le trote sono una prelibatezza dei nostri torrenti cotte con burro di montagna e aromatizzate con erba salvia e sale oppure stufate nel vino Gattinara.

In certi locali si possono ancora consumare le “Miacce”: sorta di crespelle di farina cotte sul fuoco tra due dischi di ferro caldi e poi farcite a piacere: una specialità gastronomica.

Naturalmente sono molto ricercati gli squisiti prodotti del bosco :funghi, castagne, lamponi, mirtilli, more, fragole…

Tipica e presente su ogni tavolo è la “Toma”, l'ottimo formaggio dai cento volti:ogni pastore ha la sua ricetta.

(da “Orizzonte Piemonte-Valsesia a cura di A.P.T. di Varallo)

LE TRADIZIONI

Il carnevale

Le prime testimonianze documentate sul carnevale di Borgosesia risalgono all'inizio del ‘700: era allora consuetudine il percorrere le strade principali del “borgo” con alla testa il capo del carnevale seguito da un gruppo di suonatori di violino.

Nel 1854 nasce a Borgosesia l'originalissima tradizione del “Mercù Scùrot”: il carnevale del “borgo” inventa il suo scherzoso “funerale”il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima, quando un gruppo di persone, in frac e cilindro, organizzano un corteo funebre che, in dissacrante penitenza, sosta ad ogni osteria e si concede abbondanti bevute per lenire il dolore della sua fine e prepararsi “in spirito” alla triste sorte serale della cremazione del fantoccio del carnevale.

Il 1855 è la data ufficiale della nascita del “Peru Magunella”, la maschera cittadina a cui 31 anni dopo viene data in moglie “Gin Fiammàa”, la sua focosa sposa reale. Dal1887 ha inizio la “storia dolorosa” di questa strana coppia che, vincendo le vicissitudini del secolo e della sua conclamata “sfortuna” carnevalesca, giunge fino a noi in piena salute.

Oggi i borgosesiani creano attorno alle loro maschere, ai personaggi, ai carri, agli appuntamenti tradizionali dei balli , dei pranzi oceanici a base di piatti tipici preparati in piazza o nei quartieri, una meravigliosa cornice di calore umano.

Il gruppo folkloristico “città di Borgosesia”

Il gruppo folkloristico Città di Borgosesia è stato costituito nel 1958 da alcuni appassionati del folklore locale, che hanno riportato in auge la bellezza e lo splendore del costume borgosesiano del 1600, riesumando le antiche danze locali e dell'alta Valsesia, come pure i canti dell'ultra centenario carnevale della città.

Per maggiori dettagli linkare su www.borgosesiafolk.it

Il costume tradizionale di borgosesia

Le donne portano un abito in seta rossa a foggia del ‘600 con camicia bianca, grembiule in pizzo, pettorale in broccato, guarnizioni e bottoni in argento, calze rosse, scarpe in seta nera con nastri verdi. L'acconciatura della testa è ricca di spilloni in filigrana d'argento, nastri a patissa di broccato. Completano il costume femminile un giubbetto in panno nero con bottoni in argento e polsi vivaci, scialli antichi, una grande cappellina ed il cestino di foggia tradizionale.

Gli uomini indossano una casacca granata o viola con maniche verdi oppure verde con maniche granata, calzoni nocciola a mezza gamba, calze granata, scarpe in cuoio naturale, sciarpa e polsi in pizzo, feltro marrone a larga tesa, bottoni in filigrana d'argento.

 

Condividi la pagina